domenica 14 ottobre 2012

La nuova lingua - EP (2012)

IL TRASFORMATORE ED IL CONVERTITORE ROTANTE


Molto scalpore ha suscitato l’uscita del ministro Profumo riguardo l’aumento delle ore lavorative (24 al posto di 18 a parità di stipendio) per i docenti della scuola pubblica, accompagnata da una  prebenda di 15 giorni di ferie. Ovviamente le 6 ore aggiuntive sono tutte di presenza in classe e non, come in altri paesi, di attività affini alla didattica. Anche l’allungamento delle ferie impedirebbe di fatto, a qualsiasi istituto, di chiudere l’anno scolastico, con gli esami di riparazione, a luglio.
Che, poi, il ministro sia digiuno di competenze pedagogiche si è evidenziato allorchè si è espresso nei confronti della categoria (che dovrebbe, ogni tanto, tutelare) come non si fa ormai da decenni nei confronti degli studenti, resuscitando la storiella del bastone e della carota (alla manifestazione di venerdi 12 ottobre gli studenti, alla luce delle ultime esternazioni, si erano carotadotati).
L’attuale ministro ha un curriculum invidiabile (basta cercare su wikipedia). E’ un ingegnere elettrotecnico. Ho provato, quindi, stupore, quando leggendo la sua infelice esternazione non abbia trovato scritto che “gli insegnanti vanno presi con il trasformatore ed il convertitore rotante”…pure un cacciavite potrebbe servire. Magari un cercafase per monitorare la tensione del docente.
Da cosa nasce tutto questo autentico disprezzo?  Dal fatto che la scuola  sia considerata, nell’opinione pubblica, ma anche e soprattutto in settori dell’economia, un sostanziale spreco di denaro pubblico. Per dimostrare tale spreco si utilizzano indici di dubbia attendibilità. Sappiamo come vanno a finire certe cose: invece di aggiornare questi indici li si usa come totem. Prendiamo ad esempio l’indice basato sul rapporto tra numero di docenti e numero di alunni è un indice importato da altri settori economici e viene subdolamente utilizzato a dimostrazione di una eccessiva presenza di insegnanti (e quindi di spreco di denaro pubblico). Attualmente questo rapporto è pari circa a 4: in media ci sono 4 studenti per ogni insegnante. Gettato in questa maniera nella piazza mediatica e a caratteri cubitali crea quasi comprensibile sdegno. Come se davvero entrando in classe un insegnante mediamente trovasse 4 alunni che stanno ad ascoltarlo.
Quasi sempre si utilizzano i numeri a favore di una tesi precostituita, soprattutto se si applica il metodo scientifico moderno alle scienze sociali.. Lo sanno bene gli economisti, intenti a lustrare i loro modelli matematici come fossero macchine d’epoca. Non ci vuole molto a capire che lo stesso rapporto di 1 a 4 è lo stesso che si avrebbe in una classe di 40 alunni con 10 insegnanti (quante sono le materie).  Eppure una classe di 40 alunni non è, per motivi di sicurezza, possibile in nessun istituto. E’ evidente che ci sia un problema di interpretazione dei numeri: L’equivoco di fondo è  che si tratta l’insegnamento alla stessa stregua delle altre attività lavorative dove il rapporto tra erogatore e utenza è di uno a uno, mentre nella scuola è uno a molti (non solo per gl insegnanti ma anche per tutte le altre componenti all’interno di una struttura scolastica). In termini statistici si sta confondendo una media aritmetica con una media armonica: se infatti utilizzassimo lo stesso indice materia per materia (docenti di matematica su numero studenti; docenti di lettere su numero studenti e così via) scopriremmo che l’indice in questione non è la media aritmetica ponderata degli indici per materia.
Tayloristicamente parlando, insegnare un‘ora in una classe, supponiamo di 10 alunni, o dividere l’ora in 10 parti (6 minuti) da dedicare a ciascun alunno è la stessa identica cosa (10 alunni è un caso estremo: la capienza media della classi si aggira attorno ai 25-30 alunni). Ma insegnare “collettivamente” e non come se fossimo dal medico o ad  uno sportello della posta, dove si viene visitati o serviti uno alla volta, è un’altra cosa: come dicono tutte le scuole del pensiero pedagogico moderno la numerosità delle classi, l’insegnare ad un gruppo piuttosto che singolarmente crea valore aggiunto.  Strano che sfugga proprio ai cervelloni economici (anche quelli di area progressista). Meno che sfugga alla stragrande rappresentanza sindacale intenta più a contare le tessere. Difatti, traccia di questo valore aggiunto a livello contrattuale non esiste essendo rimasti a modelli di riferimento orario con larga compiacenza dei colleghi irriducibili (le BR avevano un disegno e altre sciocchezze,...) a cui il paragone con il mondo operaio risveglia in loro sopiti aneliti giovanili.
Le reazioni, che io definisco romantiche, che provengono dal mondo della scuola non faranno mai breccia nei cuori aridi dei tecnocrati. Per poter fare cadere le convinzioni occorre usare i loro stessi strumenti. Fermo restando che, poi, ognuno deve fare il proprio compito e assumersi le proprie responsabilità. L’idea di dovermi affiancare in questa battaglia  a colleghi e colleghe che hanno trovato nella scuola un vero e proprio pozzo di S. Patrizio mi fa accapponare la pelle. In questo aiutati dalle varie sigle sindacali che ritengo essere stati tra i responsabili dell’inattuazione dei principi dell’autonomia scolastica. Che ha portato la scuola ad essere “circondata” anno dopo anno da forze molto ben organizzate: sull’Invalsi ho già detto altrove come pure dello studio della Banca d’Italia,  statisticamente scorretto, uscito tre anni fa senza che nessuno sollevasse obiezioni.

domenica 1 luglio 2012

Mastery learning vs Invalsi: processi educativi o processi casuali?


In questi giorni sono tornate prepotentemente alla ribalta le famigerate prove Invalsi:negli esami di terza media sono ormai parte integrante della valutazione finale; nelle classi seconde della  secondaria superiore sono, già da un paio di anni, somministrate nel periodo di maggio; nei prossimi esami di maturità pare che l’Istituto in questione elaborerà le tracce per la terza prova. In altro blog ho già espresso le mie perplessità su questo fenomeno e sulla sua diffusione a macchia d’olio di fronte ad una platea di docenti la maggior parte dei quali è ben contenta di trovarsi prove preparate, vendendo la propria dignità professionale a metter crocette per un piatto di lenticchie (mi riferisco in particolare alle superiori dove il fenomeno, ancor peggio, non è imposto ma si insinua raccogliendo adepti qua e là).
In realtà le prove sono graziose. Il problema non sta nel loro contenuto. Rimangono delle perplessità , almeno sulle domande a risposta chiusa, dove dal semplice segno dello studente non è possibile risalire al processo intellettuale messo in atto. Paradossalmente una risposta errata potrebbe essere il frutto di un procedimento migliore di quello che ha portato all’individuazione dell’alternativa esatta. Anche in quelle poche “procedimentali” allo studente è chiesto di apporre delle risposte parziali  che  possono essere solo delle flebili spie del processo di cui sopra. In genere si è sempre pensato che l’alto numero dei quesiti possa ovviare a questi inconvenienti: indovinare per sbaglio tre o 4 quesiti è un conto, 30 o 40 un altro. Tralasciando i calcoli sulle probabilità di indovinare a caso i quesiti , rimane sempre il problema che affidarsi ai grandi numeri non sia sempre così produttivo. Se da una parte si riduce l’errore casuale (casuale: termine chiave), dall’altra cresce la misura del disordine legato alla probabilità che lo studente risponda a caso. Esempio: supponiamo che uno studente A risponda a caso nel 20% dei casi; se il test fosse formato da 40 domande, mediamente dovrebbe avere risposto a caso ad 8 di queste. Quali?? Beh, sono più di 70 milioni di combinazioni. A voi il piacere di spulciarle ad una ad una.. Nel frattempo che spulciate, il caos continua a regnare alla grande…
Non ho mai messo in dubbio il fatto che le prove tradizionali, in particolare riferimento le prove orali,  possano evidenziare elementi quali la soggettività (effetto stereotipo, effetto alone) e lo stesso stato d’animo del docente. E anche nelle prove scritte la ricerca docimologica ci dice che la correlazione (leggi: concordia) tra diversi correttori dello stesso compito è ben lontana dal suo massimo valore (cioè: uno). A tal proposito è bene precisare che l’indice di Pearson che viene utilizzato a questo scopo, può avvicinarsi ad uno anche di fronte al caso di due correttori le cui distribuzioni di voti, pur mantenendo la stessa gerarchia tra i singoli  studenti, presentino un valore medio diverso (anche di molto). 

Mastery Learning:  La distinzione tra valutazione “riassuntiva” e valutazione “formativa” è stata delineata da Scriven: la prima consiste nel controllo finale del rendimento complessivo; la seconda in frequenti controlli da effettuarsi durante il processo di apprendimento, capaci di rilevare il livello raggiunto su una porzione ristretta di contenuti e di permettere al docente una verifica del proprio operato. Due valutazioni, quindi, che si contrappongono: da una parte una classificazione, dall’altra diagnosi e didattica. La valutazione formativa acquista particolare importanza all’interno del Mastery Learning (apprendimento per la padronanza), un insieme di procedure di educazione individualizzata teorizzate da Bloom, Carrol ed altri. secondo i quali è possibile, se si riescono a migliorare le qualità dell’attività educativa, far sì che la maggior parte degli studenti (dal 75% al 90%) ottenga risultati di alto livello, appannaggio, solitamente, di una ristretta minoranza. Alla base del “mastery learning” c’è il modello di apprendimento messo a punto da Carrol con la definizone di attitudine in termini di tempo per cui tutti possono arrivare alla padronanza purchè dispongano del tempo necessario. Tempo che può essere ridotto se si migliora l’attività educativa. In base a quanto detto prima, Bloom e compagni sono convinti che la distribuzione dei dati dell’attività educativa secondo la curva normale può e deve essere superata. La distribuzione normale è detta comunemente Gaussiana (con la tipica forma a campana). Chiunque si sia imbattuto in questa fondamentale curva sa benissimo che essa descrive i risultati di un processo casuale: poiché quella educativa è e deve essere un’attività intenzionale, i suoi risultati devono disporsi diversamente dalla curva di Gauss. In base  all’esperienza, gli insegnanti di Educazione Fisica sono i più bravi ad attenersi a questo principio (non so quanto conoscano il Mastery Learning…) Gli altri, chi inconsciamente, chi consciamente giocano a dadi. In questa specie di casinò valutativo spiccano i colleghi di materie scientifiche, bravissimi ma digiuni di pedagogia, che quasi si vantano di riprodurre nelle loro valutazioni la curva gaussiana. I fautori del Mastery Learning (tra cui il sottoscritto) auspicano, in sostanza, che la distribuzione delle valutazioni si avvicini più ad una J piuttosto che ad una U (da cui "pedagogia della curva a J").   
L’utilizzazione della valutazione formativa degli insegnanti acquista rilevanza. Possiamo abbinarla alla valutazione riassuntiva che serve come controllo finale rispetto agli obiettivi prefissati. Non sappiamo se e in che misura i docenti utilizzano la valutazione “formativa”, secondo le modalità del M.L., al fine di aggiustare il tiro. Due cose sono certe:
  1. L’attuale sistema decimale di valutazione sprona inconsapevolmente alla “gaussiana” anche quei docenti che volessero avvicinarsi alle pratiche del Masterry Learning
  2. molti docenti effettuano medie su stesse unità di apprendimento dimenticando una fondamentale nozione per cui l’apprendimento si cumula e non si media (se ad un esame universitario si prende 23 e si rifiuta, all’appello successivo se si prende 30, 30 compare sul libretto e non la media dei due voti)  


Invalsi: Nel contesto che si è venuto a creare, all’Invalsi spetterebbe “l’onere della prova”, cioè la valutazione riassuntiva. Quale è il difetto? Tanto per cominciare: le prove sono uguali per tutti. Secondo il nostro ordinamento, però, i gradi di apprendimento si fissano preventivamente e sono diversi non solo tra indirizzo e indirizzo ma anche tra scuola e scuola dello stesso indirizzo. I motivi sono talmente evidenti che chi non riesce ad afferrarli può tranquillamente rientrare nella categoria dei razzisti. Inutile ricordare che la  funzione di stabilire obiettivi e finalità disciplinari spetta al docente o eventualmente ai dipartimenti interni a ciascuno istituto. Per fortuna , non c’è ancora un Ministero della Cultura Popolare unico erogatore di obiettivi (fino a quando?). E' la stessa Costituzione che lo vieta espressamente nel comma 1 dell'articolo 33. Siamo pienamente d’accordo che i contenuti e le modalità di apprendimento debbano essere modernizzati. Ma mi spiegate che valore didattico ha una crocetta, in un quesito di tipo problem solving laddove è il processo di apprendimento quello che andrebbe valutato maggiormente?
Le prove standardizzate, come quelle Invalsi, dati i loro scopi prevalentemente classificatori e discriminatori nei confronti dei singoli, sono degli ottimi strumenti selettivi. Chi ha esperienza di test selettivi in aziende non può far altro che riconoscere quanto detto.  Sono, invece, scadenti strumenti formativi. Difficilmente, infatti, esse possono rispondere del tutto agli obiettivi che i docenti si propongono di raggiungere in una certa situazione. Invece la costruzione di prove riassuntive fatte “in casa” viene fatta in funzione di una situazione specifica, senza pretesa di confrontabilità. Con gli insegnanti che se ne occupano e con gli studenti ad esaminare i propri risultati. Tutto questo con l’Invalsi non avviene. O meglio: il contributo degli insegnanti è, come abbiamo visto, quello di mettere crocette; mentre agli studenti come unico feedback non resta che affidarsi ai mass-media.






lunedì 22 agosto 2011

Lo studente e la lampadina

Prova invalsi nelle scuole superiori. Evidente lo scollegamento tra i patrocinanti e gli insegnanti alla maggior parte dei quali questa inziativa è apparsa (e si è rilevata!) una imposizione dall’alto. E’ anche vero che una buona parte del corpo docenti non va oltre questo approccio. Si rimane sulla difensiva,  sembra sempre che le cose debbano calare dall’alto, alla faccia dell’autonomia di cui ogni istituto dovrebbe essere dotato e che spesso viene mal utilizzata. Lasciare l’iniziativa a persone legate esclusivamente al mondo del lavoro (come nel caso delle prove Invalsi)  è assai pericoloso. In questo modo, nella assoluta apatia del corpo insegnanti impegnato a più a far valere qualche privilegio taroccato da diritto, questi piano piano si prendono un pezzo della scuola forse quello più importante relativo all’autonomia dell’insegnamento (autonomia nelle verifiche, autonomia nella valutazione).
Se un problema esiste è che i docenti non valutano bene o sono costretti a farlo per via di una scala di valori che è fuorviante. In altri paesi si utilizzano scale diverse dalla nostra che si rifanno a pedagogie più moderne. 
E’ il ritorno in pompa magna della pedagogia gaussiana dove viene preso a modello il ciclo di vita di una lampadina o - fa lo stesso - le competenze di una macchina. Lo stesso termine abusatissimo “eccellenza”, ahimè ormai entrato a far parte anche del lessico interno quasi a giustificare e a compensare gli autolesionistici insuccessi, presuppone una distribuzione gaussiana delle valutazioni). In pratica: con queste prove si intende valutare gli studenti né più né meno come si valuta la performance di un bene in commercio. E non solo loro: gli stessi insegnanti vengono, per forza di cose, sottoposti a giudizio. Lo stesso giudizio a cui si sottopone un prestatore d'opera. Taylorismo spinto. Per qualcuno sarebbe pure ora, ma non è questo il modo. Se qualcuno deve giudicare il mio operato di insegnante che sia un pedagogo non certo un burocrate. Sulla legge dei grandi numeri è basato questo baraccone messo su alla modica cifra di  8 milioni di euro (sviste nella trascrizione, risposte azzeccate a caso, ed altre forme simili sono trascurabili). Nonostante la cifra non si è pensato a far trascrivere direttamente sui fogli a lettura ottica le risposte demandando ai docenti questa incombenza; camuffando per correzione quella che in realtà è stata una umiliante trascrizione (in media 8 minuti sia per il questionario che per le due prove; in una classe di 20 studenti, quasi 3 ore per trascrivere il tutto). Qualche istituto scolastico ha pure elargito un'elemosina ai docenti per il disturbo.   
Sulla modalità delle domande a risposta chiusa altro non c’è da dire se non che va bene per effettuare selezione nei concorsi. In alcuni casi le domande erano più lunghe e pesanti da leggere e da comprendere che da rispondere (crocetta compensativa? Mah!). Un buon insegnante si distingue anche dal fatto di poter valutare i processi di apprendimento per prove ed errori, di saper riconoscere le sfumature. Qui, invece, si pretende di valutare l’accertamento delle competenze in maniera dicotomica.
Mistero su come verranno interpretati i dati, per cui l’impatto mediatico sarà come al solito distorto. E l’errore che verrà commesso sarà quello di proiettare dati generali su realtà particolari con il rischio di emulazione. Gli studenti non sanno la matematica e giù botte. Insegnanti che per non apparire troppo indulgenti mazzolano. Oppure nuovi corsi di aggiornamento basati sul motto “come fare entrare in testa la matematica”.

venerdì 31 dicembre 2010

Buon anno!!

Buon anno!!

Buon anno a tutti coloro che, refrattari al pensiero razionale, come sentono parlare di teorie sull'eros si buttano a capofitto;

Buon anno a chi adora il Freddo nuovo eroe del millennio;

Buon anno a chi cita in latino, ma si dimentica di tirare la catena al bagno;

Buon anno ai miei studenti, impacciati o invadenti, ma in partenza perdenti;

Buon anno a tutti coloro che sentono la necessità di essere teleguidati;

Buon anno a chi, parlando del dito e della luna confonde il dito con la luna;

Buon anno a chi dal pulpito di una basilica, in tenuta sostanzialmente femminile, tuona contro l'omosessualità;

Buon anno a chi percepisce due pensioni e fa autocritica sugli altri (cit);

Buon anno ai cervellini che non fuggono mai;

Buon anno a chi pensa che è meglio un cantante impostato di uno aspro e grezzo; 

Buon anno a chi sa in anticipo quando finirà Lost;

Buon anno a tutti coloro che passano da una divinità all’altra;

Buon anno a chi riesce a distinguere una sit-com da Annozero;

Buon anno a chi, parlando del bue e dell’asino, associa se stesso all’asino;

Buon anno a chi adora i reality musicarelli;

Buon anno a chi spaccia per teorie, semplici tendenze;

Buon anno a chi, allo scadere del tempo, acquista lussuosi diritti d’autore;

Buon anno a chi ha in mente una pubblicità divertente dimenticando il prodotto reclamizzato;  

Buon anno a quella tipa il cui nome ricorda il mio primo motore di ricerca...


Per i rimanenti due...l’augurio è scontato ovviamente!!!


EP

mercoledì 8 dicembre 2010

Formaldeide - EP

Insomma...quando cavolo esce il prossimo cd??
E n'attimo...

N'attimo, n'attimo..qui la gente reclama
Sto rifinendo i particolari della confezione, quest'anno abbiamo fatto le cose in grande

Cioè?
In pratica: siccome mi ero rotto di occuparmi anche della riproduzione e del confezionamento mi sono rivolta ad una ditta già ben avviata.

Certo che il tuo è un hobby costoso...
Effettivamente...devo dire che conosco poca gente che ha come hobby quello di occuparsi di tutta la filiera dal comporre fino al distribuire...quest'anno ho deciso di creare occupazione! 

Va bè...ma veniamo al contenuto tralasciando la forma. Perchè questo titolo quasi inquietante?
Mi piaceva l'idea. La formaldeide più come abuso che come uso.

Il solito catastrofista...ma veniamo alle tracce.Sono sempre di meno (6). ed in più il tormentone finale dura 17 minuti!!
Con questo lavoro credo di poter chiudere una trilogia che è inziata con Multiple intelligenze e prosegita con Totally Fuzzy. Anche qui ia title track è rappresentata dal tormentone finale, stavolta completamente strumentale. Forse mi sono allargato con il minutaggio però  è il risultato del solito lavoro di montaggio che, per chi è addetto, rappresenta sempre uno dei  momenti creativi più interessanti. Il brano consta di diversi movimenti. In un paio ho preso ispirazione  dal "Devil's Triangle" dei KC (Fripp a sua volta prese spunto da Horst). In realtà avrei voluto intitolare il brano Totally fuzzy 2, nel finale c'è un movimento five che ricorda il brano. Poi ho optato diversamente.

E negli altri brani cosa canti?
Ormai più che cantare parlo. Non produco più melodie bensi suoni che si amalgamano al tessuto ritmico.

Un modo per dire che non sai cantare...a quando un bel corso? 
Lo farò prima o poi senz'altro.

Lapiovra11, I nuovi barbaricchi...ma dove li prendi questi titoli?  
Ci sono alcune canzoni a cui ho cambiato il titolo anche due volte al giorno. Alla fine quello che si legge non è mai una illuminazione venuta dal nulla. Si va avanti per prove ed errori.

Adesso non cominciare a fare il pedagogo...Lapiovra11, cosa è?
E' una fiction andata in onda sui nostri teleschermi mi pare

Io sapevo che La piovra era arrivata alla 10° edizione
Si ma poi la realtà ha sostituito la fiction

Ah...e di Piangi e fotti che mi dici?
Che è l'unica ad avere un testo originale

Cioè? Vorresti dire che le altre sono  parole di qualche poeta estinto?
No, le ho catturate quasi tutte dalla rete. I nuovi barbaricchi è preso dal blog di Odifreddi. Quelle volte da una pagina di Facebook. Lapiovra11 sono parole di Tano Cariddi nella  "Piovra 10"...e mi fermo qui

Perchè? Ci sarebbe Là, dove ti porta...è un testo cruento omofobo, xenofobo,misogino...
Non è mio

Questo lo avevamo capito...e dove lo hai preso?
Dalla Bibbia

...

lunedì 1 febbraio 2010

Minimax (2006)

L'esperimento dadaista di Jinglebad (1994) sembrava destinato a rimanere isolato. Nel 1995 con "Subminimale" l'approccio risultò meno ostico: di fatto risultò essere il primo album in linguamadre per la presenza di alcuni episodi lirici. Nel 97, durante una pausa dalla musica d'ascolto, avevo cominciato ad assemblare nuove frattaglie sonore. Ma fu solo alla fine delle sessioni di "Indole Scalena" (2006) che ripresi questi nastri: erano brani poco raccomandabili, di tutt'altra fatta rispetto ai lavori più convenzionali. Con la nuova Yamaha aggiunsi altro materiale arrivando a mettere su una mezz'ora di suoni e accozzaglie varie dal nome "Minimax" il mio manifesto di musica (quasi) concreta.
A distanza di 4 anni grazie alla collaborazione di "Gatti Rossi Che Cadono" (etichetta indipendente) il lavoro è stato rimasterizzato ed è scaricabile gratuitamente dal sito archive.org.

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